La Penisola di Osa e il Parco Nazionale del Corcovado

Non solo natura

di Gabriele Rivolta
 

Ho pensato spesso quale fosse il modo migliore di trasmettere le mie esperienze maturate nella Penisola di Osca e nel Parco Nazionale del Corcovado. Alla fine vi lascio un percorso visivo delle mie avventure, nella speranza che v’innamorerete tanto quanto me. La speranza è di tramettervi cosa si prova a correre, nuotare, arrampicarsi, respirare, mangiare, conservare per godere appieno del Corcovado.

 

Il Parco Nazionale del Corcovado

 

Il Parco Nazionale del Corcovado ha cambiato la storia. Protegge quasi la metà della foresta nella penisola di Osa. La creazione del Parco Nazionale del Corcovado è stata una pietra miliare nella storia della conservazione ambientale in Costa Rica. Fu un riconoscimento esplicito per la priorità della conservazione e dello sviluppo della nazione già nei primi anni ’70. Corcovado è la patria di un terzo delle specie di alberi e la metà delle piante minacciate in Costa Rica.

 

 

Biodiversità

 

Ospiterà davvero il 2,5% della biodiversità del mondo? Il Corcovado no, ma la penisola di Osa sì! Si stima che nella penisola di Osa ci sia da 4.000 a 5.000 specie di piante, 8.000 d’insetti, 400 specie di uccelli (18 endemiche), 124 di mammiferi terrestri (58 sono pipistrelli), 61 specie di pesci d’acqua dolce, 71 di rettili e 46 di anfibi. A tale proposito vi è uno studio del National Geographic.

 

L’Arca della mega fauna.

 

Tutti i giaguari della Penisola di Osa, nascono nel Parco Nazionale del Corcovado. Il parco per questi animali è un sito vitale.

Un maschio di Giaguaro ha bisogno di cinquanta chilometri quadri di territorio per sopravvivere. Purtroppo i Giaguari sono molto diminuiti nel corso degli ultimi venti anni per la perdita di habitat che ha limitato così la caccia dei maiali, loro prede preferite.

Analogo discorso per quanta riguarda la protezione dei più grandi mammiferi del paese, come Tapiri, Daini e Pecari.

 

 

La corsa all’oro nel Parco Nazionale del Corcovado

 

Il primo oro fu trovato nel 1930 ma all’epoca i costi di estrazione superavano i ricavi. Lo stato delle cose durò fino al 1980 quando improvvisamente il prezzo dell’oro schizzò verso l’alto. Il prezzo per grammo continuò a lievitare, al punto che, nel 1985 nella zona lavoravano più di 600 minatori dotati di macchinari pesanti. In una giornata, un buon operaio specializzato, poteva rimuovere circa un metro cubo di materiale il giorno, ottenendo da esso tra i 250 mg e 2 g di oro.

 

Per l’oro balla la scimmia

 

Dal 2013 al 2015 oltre il 90% dei reclami ambientali presentati riguarda l’estrazione dell’oro. La storia riporta che lo stato costaricense, indennizzò i minatori del Parco Nazionale del Corcovado per ben due volte. Nel 1986 il primo indennizzo che si prefiggeva di allontanare dall’area protetta gli estrattori, riguardò molte persone che dimostrarono di aver lavorato nel parco. Contrariamente a quanto si pensava molti di loro provenivano da luoghi molto ricchi come Escazú, Moravia, Alajuela. Nel 2008 un secondo intervento fece sì che 450 cavatori che già vivevano dentro i confini del Corcovado, furono allontanati. Arrecarono molti danni al parco: per sopravvivere abbattevano alberi per ottenerne il legname, avevano seminato mais e fagioli e naturalmente cacciavano. Ogni volta che c’è un aumento del prezzo del metallo giallo, la febbre dell’oro prende la Penisola di Osa. Forse stiamo facendo qualcosa di sbagliato?

 

 

Molto terreno per pochi stivali.

 

Ogni guardia forestale dovrebbe perlustrare, nel Parco Nazionale del Corcovado, 1774 ettari. Il parco ha una superficie di 42.570 ettari e, al momento, solo ventiquattro guardaboschi pattugliano lo stesso. Quanti di voi potrebbero controllare 1700 ettari di foresta? Assolutamente impossibile ma a San Jose nessuno vuole capirlo.

 

Il taglio dei boschi ha segnato la storia di Osa

 

Si stima che, tra il 1997 e il 1999, 14.000 alberi sono stati abbattuti nella Penisola di Osa. Le conseguenze sono visibili ancora oggi. La vita del Corcovado è direttamente correlata alla presenza di boschi sulla penisola, perché la stessa è collegata con il corridoio biologico a Talamanca, zone umide di Terraba Sierpe, Parco Nazionale Peñas Blancas, Riserva Forestale di Golfo Dulce e altre aree. Contrariamente alla convinzione di alcuni, il Parco Nazionale del Corcovado non può esistere da solo. Senza questo corridoio si trasformerà in una strada senza uscita.

 

 

Un motore economico con marchio locale

 

Solo nel 2016 il Parco Nazionale del Corcovado ha prodotto entrate per 160 milioni di colones (320.000 dollari), generati da biglietti d’ingresso del parco. Questa cifra non tiene conto di tutto l’indotto che ruota interno all’economia del parco. Le oltre 200 guide locali che portano i turisti, trasporti, barche, alberghi e tutti i servizi necessari per una visita al parco vivono grazie allo stesso. Vi sarebbe perciò interesse per salvaguardare il parco ma anche qui, ognuno guarda il proprio orticello.

 

Isola del Caño Riserva Biologica

 

Al largo della costa settentrionale della riserva biologica Penisola di Osa si trova l’Isla del Caño. La stessa protegge più o meno lo stesso tipo di foresta del Parco Nazionale del Corcovado. Ci sono un paio di ottimi sentieri sull’isola e nella parte sommitale, s’incontrano i resti di un vecchissimo cimitero indigeno. La vera attrazione sono lo snorkeling e le immersioni due attività da non perdere, considerato che l’accesso all’isola è stato chiuso al pubblico per molti anni e flora e fauna ne hanno tratto un grande beneficio.

Nel tratto di mare antistante potrete avere incontri ravvicinati con le megattere. Le stesse giungono in queste calde e poco profonde acque, per partorire e accoppiarsi. Quasi sicuramente avrete la probabilità di vedere altri mammiferi marini quali delfini che girano intorno alla barca e poi risalgono a prua. Speciali whale watching tour incrociano queste acque.

 

 

Dove sono i Ticos?

 

Meno dell’1% dei costaricensi ha visitato il Parco Nazionale del Corcovado nel 2016. A peggiorare le cose, da un paio d’anni, è stato approvato un regolamento che obbliga i turisti a visitare il parco accompagnati da una guida. Si tratta di una misura che ridurrà il numero dei visitatori residenti che non possono permettersi una guida, trasporto, soggiorno, vitto e altri costi. Personalmente non entrerei mai nel parco con una guida. Ma io sono fatto a mio modo, molto spesso sono scomodo.

 

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