Wanderlust: la sindrome di chi necessita viaggiare

Viva la sindrome!

di Gabriele Rivolta

Ogni anno 30.000 turisti italiani approdano sulle spiagge della Costa Rica. Per la quasi totalità di essi non si tratta del loro primo viaggio all’estero. La Costa Rica non viene considerata quale primo destino, il che fa presupporre che siano stati colpiti da una curiosa sindrome.

C’è chi sta bene a casa propria, nella propria città seduto sul suo divano e c’è chi porta sempre con sé il passaporto. Molte volte è una vera e propria sindrome. Questa sindrome, statene sicuri, non si esaurisce nemmeno dopo l’ultimo viaggio.

Se non riuscite a stare mai fermi in un posto e sentite l’irrefrenabile desiderio di esplorare il mondo, di vedere luoghi nuovi e di conoscere nuove culture, potreste essere affetti dalla malattia del viaggiatore.

 

 

La sindrome

Ne sono colpiti coloro che sentono l’irrefrenabile impulso di partire, di fuggire in qualunque luogo del Mondo e chi è sempre alla ricerca di nuovi angoli.

Si chiama Wanderlust, dal tedesco wander (vagabondare) e lust (ossessione, desiderio), in italiano dromomania.

In realtà ricerche scientifiche hanno dimostrato che questo tipo di viaggiatori hanno nel loro DNA il cosiddetto “gene del viaggio”.
Secondo gli studi pubblicati nella rivista “Evolution and Human Behaviour” il 20% della popolazione mondiale sarebbe dotato del recettore della dopamina D4, la responsabile della passione per ciò che è ignoto e sconosciuto.

In una ricerca finanziata dal National Geographic si è scoperto che le persone con la sindrome del bisogno di viaggiare sono molto più propense degli altri ad affrontare i rischi, sperimentare le novità, assaggiare cibi diversi e avere più relazioni sociali.
Sebbene si parli di “malattia”, in realtà si tratta di una sana voglia di scoprire l’ignoto e di vedere cosa c’è al di fuori dei propri luoghi abituali, tanto da ritenere che probabilmente uomini come Cristoforo Colombo, Alessandro Magno, Amerigo Vespucci, James Cook ecc. ne fossero affetti.

Fate un’autodiagnosi

Per una corretta autodiagnosi è necessario sapere se riconoscete in voi i seguenti sintoni:

Siti di viaggio nella barra dei preferiti
Chi sente l’impulso di viaggiare, naviga spesso su internet alla ricerca di siti specializzati, ricerca offerte riguardanti voli economici. Sul cellulare non mancano App di compagnie aeree, hotel e mappe.

Cartine e guide
Nella libreria di un vero Wanderluster spiccano guide turistiche, libri e manuali di viaggio, cartine e mappe.

Valigia sempre pronta
Coloro che hanno l’impulso irrefrenabile di partire hanno sempre un trolley sotto il letto, pronto per essere riempito velocemente!

Documentari – film
Coloro che desiderano vedere il Mondo scelgono programmi televisivi che parlano di viaggi, sono amanti dei documentari, vogliono viaggiare informati.

Amici ovunque
Gli affetti da sindrome di Wanderlust hanno molti amici sparsi un po’ ovunque; solitamente stringono rapporti con varie persone e con la scusa di andare a trovarli partono nuovamente!

 

Il gene

Come ha detto un blog di psicologia, la voglia perenne di viaggiare si può ricollegare a un derivato genetico del gene DRD4, che è associato ai livelli di dopamina nel cervello. Il gene vero e proprio, chiamato DRD4-7R è stato rinominato il gene di Wanderlust. Il gene non è presente in tutti: solo il 20% della popolazione ne è colpito. E’ più comune nelle regioni in cui si sono registrate forti migrazioni.
Successivi studi hanno poi dimostrato che la maggior parte delle persone affette, sono geograficamente collocate in aree del mondo in cui storicamente i viaggi sono sempre stati incoraggiati, come per esempio l’Africa, da cui già milioni di anni fa migrarono i primi uomini.

La cura

Il viaggiare è adrenalina. Il cuore, il cervello, il fegato ne hanno bisogno. E l’unico rimedio è prendere e partire, non stare mai fermi. Non hanno paura di viaggiare da soli.
Wanderlust e jet-lag sono amici intimi: chi è nato per viaggiare non lo considera un fastidio ma anzi un compagno di viaggio in più. Se poi si riesce a viaggiare gratis, un altro amico si aggiunge alla compagnia.
L’irrequietezza accompagna gli uomini da sempre, soprattutto quelli che hanno deciso di non adeguarsi alle regole di una società che ci vorrebbe stanziali, immobili, impegnati a generare profitto.

Insomma, messa in questi termini, non sembrerebbe proprio una brutta malattia, sarei ben contento di esserne contagiato.

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Se vorrai saperne di più sulla Costa Rica, iscriviti al mio gruppo Facebook Costa Rica un viaggio da sogno. Pura vida!

 

4 COMMENTS

  • Claudia ha detto:

    Ciao Gabriele! Grazie per o tuoi articoli sempre molto interessanti e utili soprattutto per una come me, affetta da dromomania o Wanderlust che dir si voglia…
    Si, perché dopo aver letto il tuo articolo, mi sono riconosciuta un po’. La verità è che non ho nessuna voglia di guarire anzi sento sempre di più il bisogno di tornare in Costa Rica per disintossicarmi da un sistema italiano nel quale mi sento intrappolata e che mi spinge ad evadere.
    Solo che la prossima volta che torno in Costa Rica, sarà per fermarmi! Forse la cura sta proprio in questo meraviglioso Paese… Pura Vida!

  • Cristina ha detto:

    Non sapevo esistesse un gene per la malattia del viaggiatore…interessante, come sempre del resto, il tuo articolo Gabriele. Ebbene si….fiera di essere una persona affetta da dromomania!! Lo ammetto, lo sono… 🙂

    • Gabriele ha detto:

      Hola Cristina, ognuno di noi è diverso così come diversa è la tempistica della patologia: ogni 5 minuti, una volta al giorno, al mese ecc.
      Comunque sia non mi dispiace esserne affetto!

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