Tartaruga Baula, essere o avere in una bella giornata

Un ritrovamento

di Gabriele Rivolta

 

Il risveglio

 

Mi sveglio, sono le sei, mentre fuori è tutto azzurro. E’ una bella giornata sulla terrazza. I cani mi hanno sentito e già corrono da una porta all’altra cercando d’indovinare da quale uscirò. E’ un gioco quotidiano e spesso mi diverto a prenderli in giro. Esco, fanno a gara per farsi coccolare, si spintonano l’un l’altro.

Caffè, pan tostato e un cucchiaio, facciamo due, meglio tre di Nutella, seduto al tavolo. Mi stanno a guardare occupando il loro posto, sanno che ci sarà qualcosa da sgranocchiare. Mi alzo, tosto due fette di pane e loro sono già sull’attenti: anche i miei piccoli amici avranno la loro colazione croccante. Esco da sotto la veranda e sento il sole bruciare sulla pelle. I tre scanetati si lanciano nella prima corsa mattutina sempre spintonandosi per gioco.

Pluto, Minnie, Rico, sono i loro nomi.

Con una giornata così non c’è che da essere felici.

 

 

La bella giornata

 

Nella bella giornata di sole sono eccitati, sanno che hanno molte probabilità di giocare in spiaggia. Non appena messi i piedi, pardon le zampe, sulla sabbia iniziano a correre saltare come provetti acrobati. Sulla battigia ogni tanto passano persone correndo. Sorrido guardandoli una domanda si forma in me riguardante il jogging. Chi glielo fa fare di galoppare sotto il sole cocente? E più in generale di correre?

Non ho mai amato la corsa fine a se stessa, correre a piedi non mi piace! Non correrei nemmeno se dovessi scappare al mio terzo matrimonio, figurarsi sotto il sole. No, decisamente non correrò se non rincorrendo una palla. E così camminando in compagnia dei miei tre amici copro buone distanze, al punto da arrivare là dove oggi non è ancora arrivato nessuno.

 

Il ritrovamento

 

Dapprima sono incredulo, poi eccitato, quindi emozionato: davanti a me si scorgono innequivocabili impronte di una tartaruga marina uscita dalle acque per poi farvi ritorno.

La sabbia, smossa dalle potenti pinne, sembra pressata dai pesanti cingoli di un carro armato. Mi guardo attorno col timore che qualcun’altro abbia visto. Non è egoismo, è brama di consevazione, voglio di sottrarre questa piccola grande cosa dalle grinfie dell’animale più pericoloso: l’uomo. Conosco il tipo umano, quegli esseri che alle parole ‘Ti amo’, preferiscono ‘Bonifico a vostro favore’.

Mi domando che specie di tartaruga possa essere, esistono solo due possibilità: una tartaruga Liuto, oppure una Carey. Con un passo misuro la larghezza delle impronte, sono più di un metro e mezzo. Nessun dubbio è una Liuto, le Carey sono più piccole. Sono anche a conoscenza che queste specie nidificano da Febbraio a Agosto sulla costa Caraibica.

Per un attimo impreco mentalmente per non aver portato la macchina fotografica. La macchina l’abbiamo con noi solo quando non serve e ragiungo così una rivelazione. Non ho la macchina perchè fa parte di quel mondo dal quale mi sto allontanando. La direzione presa è il mondo Pura Vida. in un viaggio che va da un ausiliare all’altro, da avere a essere (parafrasando Erich Fromm). Così mi sento molto più vicino alla mia nuova e sconosciuta amica.

 

 

Ve la presento

 

La tartaruga Liuto ha dimensioni davvero ragguadevoli raggiunge 600 chili e i 160 cm. di lunghezzauna. E’ una potente e veloce nuotatrice, se molestata può diventare aggressiva.  Alla nascita pesa solo 5,5 grammi. Si riproduce ogni 2-3 anni, deposita le uova esclusivamente a notte inoltrata. Dopo 50-70 giorni, nascono i piccoli, altissima è la loro mortalità: su mille nati ne sopravviveranno uno o due.
Curiosamente il sesso delle tartarufhe è determinato dalla temperatura del nido. Se sarà elevata saranno femmine al contrario nasceranno tanti maschietti. Quando le uova si schiudono i piccoli salgono smuovendo la sabbia del nido. Il loro istinto li porterà ad andare verso la luce più brillante sull’orizzonte.

La specie, in base ai criteri della Lista rossa IUCN è considerata in pericolo di estinzione. Sensibilissima all’inquinamento marino, è in pericolo  per l’ingestione di sacchetti di plastica. Già, sacchetti di plastica, quanto si guadagna con un sacchetto di plastica? Quanti miliardi al giorno se ne producono? La buona notizia è che nel 2013, l’IUCN  abbassò il rischio di estinzione da pericolo critico a vulnerabile.

 

I cento euro

 

Aiutantomi con arbusto, cerco di cancellare le tracce lasciate. Purtroppo insieme all’alberello, semisepolte nell’arena, vi sono bottiglie di plastica portate dall’alta marea e dai bagnanti. Considero amareggiato che in spiaggia gli umani sporcano, le bestie no, sarebbe quindi più civile comportarsi come le bestie. Mi guardo in giro, ammiro lo splendore della natura nella quale sono immerso. Ne faccio parte, mi chiedo perchè l’uomo ottusamente distrugga questa magia per ricaverne denaro.

Ecco l’illuminazione: il denaro! Svelto estraggo dal portafoglio una banconota da 100 euro, l’unica che ho. La guardo con un po’ di disgusto, la odoro ma non mi piace! Al tatto non è  gradevole e, assolutamente, non voglio sentirne il gusto. Penso qualche istante guardandomi attorno, l’essere uomo è lontano, non è qui… la brucio! Protesto la mia dipendenza da lei. Mi sento benissimo, mi sento più libero, sono fiero di me! Pluto, Minnie e Rico mi guardano scodinzolando, approvando l’operato.

Dai, fallo anche tu!

 

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2 COMMENTS

  • Alessandro ha detto:

    Ho provato le stesse sensazioni oggi, quando su un ramo lungo la strada, ho visto una iguana
    Ho avuto paura che qualcuno potesse vedere il mio interesse per quel cespuglio e che la potesse localizzare
    È stata, la mia, solidarietà per la sua tranquillità

    • Gabriele ha detto:

      Hola! E’ sempre bello trovare chi comparte le tue idee e le tue sensazioni, ti fa sentire meno solo di fronte alla stupidità umana. A patole tutti sono naturalisti e poi buttano l’immondizia nelle stradine nascoste nel primo entroterra.
      Continua e continuamo così, non ci aspettiamo ringraziamente dalle persone, ma dai simpatici amici che popolano spiagge e boschi.
      Pura vida.

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